Cerveteri, Santa Severa, Civita di Bagnoregio e Bomarzo

Il Lazio è stato il protagonista di questo nostro itinerario, durante l’intero percorso ci siamo ritrovati ad esser circondati, in maniera pressoché costante, da luoghi e paesaggi radicalmente contrastanti tra loro: siti archeologici, spiagge, monti e luoghi incantati. Seppur diversi tra loro, questi luoghi sono indiscutibilmente legati da antichissime tradizioni.

Un itinerario ricco di emozioni che può essere compendiato in una manciata di chilometri alla scoperta di quella che si potrebbe definire la vera e propria culla delle nostre radici.

Cerveteri

Cerveteri è un delizioso borgo medioevale che si estende sul lato sud occidentale del pianoro tufaceo che una volta ospitava l’antica ed estesa Civita etrusca. A partire dall’alto medioevo, Cerveteri divenne un piccolo centro agricolo della campagna romana, spesso conteso da nobili famiglie. Le mura di cinta risalgono al XII – XIII secolo e, per un tratto, ricalcano il tracciato di quelle più antiche. 

Cerveteri medievale

La piazza centrale della cittadina è piazza Aldo Moro, salendo la scalinata posta nel mezzo della piazza abbiamo raggiunto la suggestiva piazza Santa Maria sulla quale si affacciano l’omonima chiesa, il rinascimentale Palazzo Ruspoli e la Rocca duecentesca, sede del Museo Nazionale Cerite. 

Questo interessantissimo museo archeologico conserva numerosi reperti etruschi tra cui la celebre "Urna degli Sposi". L’intero museo è stato recentemente dotato di un nuovo percorso multimediale: “Le teche parlanti”.

Esso, è infatti al primo posto al mondo per tecnologia, grazie al progetto innovativo "touch on glass": basta toccare una teca e i millenari reperti archeologici riprendono vita per raccontare storia, curiosità e segreti sull'affascinante mondo degli Etruschi. Assolutamente da visitare!

Poco distante da Piazza Santa Maria, percorrendo le vie Agillina e dei Bastioni abbiamo raggiunto la piccola Chiesa di Sant’Antonio Abate e dal li, la Rocca Antica, bastione medioevale dal quale si gode di una splendida vista panoramica che domina tutto il litorale, da Civitavecchia fino a Roma. Mozzafiato!

La chiesa di S. Antonio Abate è una delle più antiche del paese. Eretta intorno al secolo XI, mantiene originaria solo la struttura architettonica e sporadiche decorazioni di chiara impronta romanica. In periodo rinascimentale, la chiesa subisce il primo restauro. Vengono realizzati gli affreschi, ancora oggi visibili, che ricoprono il catino absidale e le pareti delle navate laterali.

Museo cerveteri

L’edificio, a pianta longitudinale rettangolare e diviso in tre navate; durante il ‘700, fu nuovamente restaurato e adattato al gusto neoclassico. L’unico punto di luce della chiesa è il rosone posto in corrispondenza dell’unica entrata e trasformato nel 1661 in un finestrone rettangolare architravato.

Visitando il centro storico di Cerveteri è ancora oggi assolutamente percepibile come il sistema difensivo del borgo medioevale ricalca, per buona parte, quello antico: a tratti di mura costruite in blocchi di tufo, dovevano alternarsi ripidi pendii naturali, come ancora oggi verso la valle del Manganello, che non necessitavano di ulteriori fortificazioni.

Intorno al XIII secolo, con il dominio dei Venturini, la cinta muraria venne restaurata, a sud comprendeva tre torri circolari (corrispondenti all’area che oggi viene denominata “Rocca Antica”) collegate tra loro da camminamenti e, ulteriormente fortificate nel 1487 da Francesco Cybo, figlio del papa Innocenzo VIII.

A nord–est (proprio nel tratto di mura di piazza A. Moro) il maschio centrale, di forma quadrata, presentava quattro torrioni angolari, due dei quali (purtroppo) in parte crollati.

Facciamo sosta nella piazza della cittadina all’ombra della sua fontana e siamo pronti per raggiungere un luogo assolutamente misterioso: la necropoli etrusca!

La Necropoli etrusca è situata sull’altura tufacea a pochissime centinaia di metri da Cerveteri; essa è la più imponente di tutta l'Etruria nonchè una delle più imponenti dell'intero mondo Mediterraneo.

La necropoli detta “della Banditaccia” è la principale area di sepolture dell'antica Caere, in cui si concentra la maggior parte delle tombe monumentali. 

Si tratta di un complesso immenso (è stimata la presenza di circa 20.000 tombe a camera in questa sola necropoli) con caratteri di assoluta unicità, che sono valsi nel 2004 l'inserimento nella lista UNESCO.

All’interno della Necropoli (che si snoda per più di due chilometri) si trovano le tombe monumentali di tre tipologie: entro tumulo, scavate e in parte costruite nel tufo.

Si tratta di monumenti che testimoniano il desiderio delle famiglie aristocratiche di mostrare la loro ricchezza e di perpetuare nell’aldilà un livello di vita di altissima qualità.

Assolutamente suggestivi risultano gli interni, che sono furono realizzati imitando le case dei “vivi” a più ambienti con porte e finestre sagomate, colonne e pilastri, soffitti a travicelli e a cassettoni, mobili, letti funebri, talora suppellettili.

Decisamente singolari, inoltre, sono le tombe cosiddette “a dado”, che si allineano su vie sepolcrali a maglia regolare e ci restituiscono l’immagine di un contemporaneo quartiere urbano.

All’interno della Necropoli si distinguono più settori, che riflettono i diversi nuclei in cui doveva essere articolata nel suo lungo periodo di vita, fino al I sec. a.C.

Tomba Necropoli

L'area aperta al pubblico comprende il Vecchio e il Nuovo Recinto e si estende per quasi 10 ettari, coprendo meno di un decimo dell'estensione complessiva della necropoli.

Colpiscono qui soprattutto gli imponenti tumuli circolari con calotta emisferica di terra, le tombe "a dado" e i grandi ipogei gentilizi, che si dispongono lungo la Via Sepolcrale Principale e le vie minori.

La necropoli etrusca si estende per circa 400 ettari e in essa si trovano molte migliaia di sepolture (la parte recintata e visitabile rappresenta, come abbiamo detto, soli 10 ettari di estensione e conta circa 400 tumuli).

Il nome "Banditaccia" deriva da una particolare consuetudine, infatti, dalla fine dell'Ottocento la zona viene "bandita", cioè affittata tramite bando, dai proprietari terrieri di Cerveteri a favore della popolazione locale.

Le sepolture più antiche sono villanoviane (dal IX secolo a.C. all'VIII secolo a.C.), e sono caratterizzate dalla forma a pozzetto, dove venivano custodite le ceneri del defunto, o dalle fosse per l'inumazione.

Dal VII secolo a.C., periodo etrusco, si hanno due tipi di sepolture, quelle a tumulo e quelle "a dado".

Interno Tomba Necrocpoli

Queste ultime consistono in una lunga schiera di tombe allineate regolarmente lungo vie sepolcrali.

Nella parte visitabile della Necropoli della Banditaccia ci sono due di queste vie, via dei Monti Ceriti e via dei Monti della Tolfa, risalenti al VI secolo a.C.

Le sepolture a tumulo sono caratterizzate da una struttura tufacea a pianta circolare che racchiude all'interno una rappresentazione della casa del defunto, con tanto di corridoio (dromos) per accedere alle varie stanze.

La dovizia di particolari dell'interno di queste sepolture ha permesso agli archeologi di venire a conoscenza degli usi casalinghi degli Etruschi.

La "tomba dei Rilievi", risalente al IV secolo a.C. ed appartenuta alla famiglia dei Matunas, si è mantenuta in condizioni quasi perfette.

E’ infatti possibile osservare anche i meravigliosi affreschi che adornano le pareti e le colonne.

Ed è proprio a causa dell’importanza degli affreschi che questa tomba è l'unica della Banditaccia che non si può visitare. Il suo interno è visibile attraverso un vetro.

Santa Severa

Spostandoci a soli 13 chilometri da Cerveteri, all'estremità meridionale dlla maremma laziale e ai piedi dei Monti della Tolfa, abbiamo raggiunto Santa Severa, un apprezzabile centro turistico balneare. La cittadina prende il nome da Santa Severa, qui martirizzata il 5 giugno del 298 d.C. insieme ai suoi fratelli, Calendino e Marco, sotto l’impero di Diocleziano.

Castello di Santa Severa

Questo luogo ci ha da subito stupito per le molteplici testimonianze storiche antichissime.

Nell’attuale sito del Castello di Santa Severa, infatti, sorgeva già nell'età del Bronzo un villaggio costiero, testimoniato da alcuni ritrovamenti ceramici.

Successivamente in quest’area si sviluppò un importante abitato etrusco di nome Pyrgi, che fu il porto principale di Caere (l'odierna Cerveteri) ed uno tra i più importanti scali marittimi di tutta l'Etruria. Una particolarità: Santa Severa è citata da Virgilio nell'Eneide! 

Proprio in questo luogo fu impiantata nel 264 a.C. una colonia romana, fortificata da maestose mura "ciclopiche" ancora in parte conservate.

Nel corso dell'alto medioevo si sviluppò sulle rovine della cittadina romana un piccolo borgo medievale affiancato da un castello dell'XI secolo prospiciente il mare. Che ci è apparso in tutto il suo splendore!

Gli scavi di Pyrgi hanno portato alla luce i resti di un grande santuario sorto a pochi passi dalla riva, comprendente due templi risalenti al VI e V secolo a.c., il più grande dei quali dedicato alla dea etrusca Uni, assimilata alla fenicia Astarte.

Borgo Castello Santa SeveraAppena entrati nel perimetro del Castello di Santa Severa ci siamo ritrovati in uno dei luoghi più suggestivi del territorio laziale, un autentico patrimonio di inestimabile valore sia storico che culturale.

Il complesso, a pianta rettangolare con torri angolari, era circondato da un fossato e collegato da un ponte di legno alla imponente fortificazione cilindrica, il “Maschio”, anticamente chiamata “La Torre del Castello”, che fu fatta costruire a metà del IX secolo da papa Leone X e che, a seguito di ulteriori rifacimenti, è giunta a noi nella sua struttura del XVI-XVII secolo.

In tempi più recenti, il Castello fu utilizzato dai tedeschi come base strategica nel corso del secondo conflitto mondiale.

Abbiamo percorso in lungo e in largo il favoloso borgo medievale all’interno del perimetro: un borgo caratterizzato da caratteristiche stradine in pietra e archi volanti. L’ampia area è composta da un vasto complesso di edifici e piazze dove è possibile ammirare, ad ogni angolo, tracce della vita nel Castello.

Nel Piazzale delle Barrozze, al centro dei caseggiati, si può ammirare una particolarissima fontana circolare su due piani, sormontata da tre grosse mole di frantoio.Borgo Castello

Un Borgo che conserva ancora oggi il fascino di un luogo sospeso nel tempo!

Decisamente suggestivo è stato visitare la “Torre Saracena”. Dal secondo piano del castello, attraverso la sommità della torre angolare si passa sul ponte di legno che unisce la Rocca alla Torre Saracena antico “Maschio” del castello. Splendido panorama!

La Torre Saracena è l’elemento più antico del castello di Santa Severa, risale al IX secolo.

Il nome della costruzione cilindrica, è dovuto alla sua funzione di controllo del litorale e di avvistamento dei vascelli “saraceni” in particolare tra il XVI e il XVIII secolo.

La sommità della torre, detta anche “normanna”, fu decorata in epoca rinascimentale con tre ordini di beccatelli e provvista di caditoie.

Solo in un secondo momento fu unita al Castello con un ponte levatoio ancora oggi visitabile a 20 metri d’altezza, l’insieme Rocca-Torre Saracena costituisce la vera e propria fortezza, il castello per eccellenza, la parte dell’insediamento che in antico era destinata alle funzioni militari di difesa della costa e del borgo subito circostante.
Torre Saracena Castello di Santa Severa

La struttura si compone internamente di tre locali circolari sovrapposti e una terrazza, la Piazza d’Armi, accessibili grazie al percorso dedicato nella visita guidata che offre la possibilità unica e speciale di godere di uno dei momenti più suggestivi della visita grazie all’ incantevole panorama che, in ogni periodo dell’anno ed in ogni momento del giorno, offre suggestive evocazioni.

Ritornati nel cuore del borgo medievale, nei pressi di Piazza della Rocca, si può ammirare quella che è la Chiesa Paleocristiana, la più antica del Castello di età paleocristiana (metà del V secolo).

Nell’ambito della straordinaria area archeologica e monumentale del Castello di Santa Severa si inserisce, ancora, il Museo Civico del Mare e della Navigazione Antica.

Un luogo di grande importanza storica per il litorale nord di Roma, frequentato dalla preistoria fino ai giorni nostri in maniera ininterrotta. Sette sale ospitano oltre cento reperti distribuiti lungo un percorso espositivo e didattico che introduce il visitatore al tema dell’archeologia subacquea e della navigazione antica illustrando diversi aspetti interessanti della “vita sul mare e per il mare”.Natura e Cavallo Giardino

Per tutto il nostro itinerario abbiano soggiornato presso “Natura e Cavallo” una splendida struttura agrituristica situata nella parte meridionale dei Monti della Tolfa, nella valle del fiume Rio, una delle aree più suggestiva di questo territorio per i paesaggi tipici che la Maremma Tolfetana offre ai suoi visitatori.

Assolutamente consigliabile l’intera struttura: non solo gli alloggi ma anche il delizioso ristorante che offre la cucina tipica con succulenti piatti a base di funghi porcini, tartufo locale, cinghiale, carni alla brace e chi più ne ha più ne metta!

 

Civita di Bagnoregio

Terza tappa di questo nostro itinerario è stato uno spettacolare borgo medievale: Civita di Bagnoregio. Situata in provincia di Viterbo, Civita è una piccola cittadina arroccata su uno sperone di tufo, a ben 484 metri di altezza.

Civita di BagnoregioCivita di Bagnoregio rientra tra i borghi più belli d’Italia, deve la sua notorietà anche alla sua particolare denominazione: “la città che muore”, espressione coniata dallo scrittore Bonaventura Tecchi.

Il borgo, infatti, rischia costantemente di perdere i suoi edifici a causa delle continue frane che mettono a rischio la sua stabilità e sopravvivenza.

La causa di ciò è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi e che continua ancora tutt’oggi a produrre delle conseguenze che rischiano di far scomparire la frazione.

Già in lontananza, scorgere questo luogo, ha suscitato in noi molteplici emozioni per l’unicità della paesaggio.

Ritrovarsi dinnanzi ad un luogo quasi sospeso nell’aria, leggermente adagiato sulla vetta di un colle, ci ha offerto uno spettacolo straordinario dove il tempo sembrava essersi fermato.

Il borgo è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale (niente auto!) costruito in pietra e cemento: essendo abbastanza ripido consigliamo scarpe comode, un pò faticoso da percorrere ma ne vale di certo la pena!

Questo meraviglioso borgo ha origini remote: venne fondato più 2500 anni fa dagli Etruschi,Porta Santa Maria su una delle più antiche vie d'Italia, congiungente il Tevere (allora grande via di navigazione dell'Italia Centrale) e il lago di Bolsena.

Nel passato era possibile accedere all'antica cittadina di Civita mediante cinque porte; oggi la porta detta di Santa Maria o della Cava, ne rappresenta l’unica.

Una imponente porta che raffigura due leoni che tengono tra le zampe una testa umana, a ricordo di una rivolta popolare degli abitanti di Civita contro la famiglia orvietana dei Monaldeschi. Storia e tradizioni decisamente entusiasmanti fin dal primo minuto della nostra visita!

Un’altra possibilità di accesso è data dalla sottostante valle dei calanchi attraverso una suggestiva galleria scavata nella roccia. Abbiamo provato anche questa!

La struttura urbanistica dell'intero abitato è di origine etrusca, costituita da cardi e decumani secondo l'uso etrusco (e poi romano), mentre l'intero rivestimento architettonico risulta medioevale e di stile rinascimentale.

Numerose sono le testimonianze della fase etrusca di Civita, soprattutto nella zona detta di “San Francesco Vecchio”; infatti nella rupe sottostante il belvedere di questa zona è stata ritrovata una necropoli etrusca.

Anche la grotta di San Bonaventura, nella quale si dice che San Francesco risanò il piccolo Giovanni Fidanza (divenuto poi San Bonaventura), è in realtà una tomba a camera etrusca. Tradizione vuole che gli etruschi fecero di Civita una fiorente città, favorita dalla posizione strategica per il commercio, grazie alla vicinanza con le più importanti vie di comunicazione dell’epoca.

Centro Civita di BagnoregioAll'interno del borgo abbiamo potuto ammirare le meravigliose abitazioni medievali, la Chiesa di San Donato, che si affaccia sulla piazza principale e dove al suo interno è custodito il S.S. Crocefisso ligneo, il Palazzo Vescovile, un mulino del XVI secolo, la casa natale di San Bonaventura.

Il suo suggestivo impianto medievale è ogni anno meta di numerosi turisti ed è stata diverse volte utilizzata come set cinematografico.

Siamo rimasti, infatti, sorpresi come questo piccolissimo borgo riesca ad attrarre una molteplicità di turisti provenienti da ogni parte del mondo!

Per accedere al borgo è necessario il pagamento di una piccola somma di denaro (tariffa: € 1,50), che sarà versata in un fondo comunale utilizzato per le opere di stabilità delle fondamenta che vengono effettuate ogni anno (da tenere presente che l’impressionante velocità di erosione dei calanchi, su cui è costruita, è di circa 7 centimetri all’anno).

La particolarità di questa splendida cittadina e che, ad oggi, essa ha circa una decina di residenti stabili tutto l’anno.

E’ sicuramente uno dei luoghi più affascinanti che abbiamo visitato finora.

Interessante è stato visitare il “Museo Geologico e delle Frane” che illustra la geologia di Civita di Bagnoregio e della valle dei calanchi, i processi di instabilità in atto sui versanti, le opere di monitoraggio e di stabilizzazione, le frane storiche, la storia e la lotta di Civita per la sua sopravvivenza. Questo particolare museo è situato in un palazzo rinascimentale che domina ampia parte di Piazza San Donato.Vicoli Civita di Bagnoregio

Consigliamo, inoltre, di non perdersi il Belvedere, che circonda quasi tutto il borgo e dal quale è possibile godere di viste panoramiche spettacolari proiettate su tutta la valle circostante, con le spettacolari formazioni argillose e tufacee dei calanchi.

Girovagando per i caratteristici vicoli di Civita di Bagnoregio non sarà difficile imbattersi in una delle sue tante botteghe artigianali o delle tipiche osterie.

Noi abbiamo assaporato il meglio delle ricette locali presso il ristorante il “Pozzo dei desideri” un luogo incantato dove è possibile le tipicità enogastronomiche della Tuscia seduti a tavola direttamente all'interno di un'antica cisterna etrusca a ridosso di una splendida piazzetta in pieno centro.

Si avrà solo l’imbarazzo della scelta nel gustare picciarelli, carne di cinghiale, tartufi, funghi porcini e tanto altro!

 

 

Il "Parco dei mostri" di Bomarzo

Ultima tappa del nostro quarto itinerario è stato Bomarzo, borgo del Lazio alle falde del Monte Cimino, ed in particolare l'opera unica al mondo, ossia la “Villa delle Meraviglie”, chiamata anche “Sacro Bosco” e spesso definito “Parco dei Mostri”.

Parco dei MostriIl Parco venne progettato dal principe Vicino Orsini e dall’architetto Pirro Ligorio nel XVI.

Il parco, seppur costruito nel Cinquecento non rispetta le consuetudini del tempo. Infatti, all’epoca i raffinati giardini venivano realizzati con criteri di razionalità geometrica e prospettica, ricchi di fontane, terrazze e sculture manieriste.

Al contrario, il principe di Bomarzo si dedicò alla realizzazione di un eccentrico "boschetto" facendo scolpire nei massi di peperino, affioranti dal terreno, enigmatiche figure di mostri, draghi, soggetti mitologici e animali esotici, che alternò a una casetta pendente, un tempietto funerario, fontane, sedili e obelischi su cui fece incidere motti e iscrizioni.

Da quei massi prendono vita animali giganteschi, eroi omerici o semplici sirene o dee romane.

Dopo la morte di Vicino Orsini, nessuno si curò più di questo luogo che dopo secoli di abbandono è stato rivalutato da intellettuali e artisti come Claude Lorrain, Johann Wolfgang von Goethe, Salvador Dali, Mario Praz e Maurizio Calvesi.

Nel parco vi sono monumenti che raffigurano animali mostruosi e mitologici.

Fu proprio l’Orsini che chiamò il parco “Sacro Bosco” e lo dedicò a sua moglie, Giulia Farnese. Si narra, infatti, che quando ella morì, Vicino OrsiniMostri di Bomarzo addolorato dalla sua perdita trascorse i successivi venticinque anni a studiare i classici per trovare ispirazione nella creazione del suo parco, della sua "Villa delle meraviglie".

All’interno del Parco abbiamo ammirato anche architetture impossibili, come la casa inclinata, o alcune statue enigmatiche che rappresentano forse le tappe di un itinerario di matrice alchemica. Salvador Dalí ha parlato del Parco dei Mostri come di un'invenzione storica unica.

Nel 1585, dopo la morte dell'ultimo principe Orsini, il parco fu abbandonato e nella seconda metà del Novecento quando venne poi restaurato.

Il Parco si estende su una superficie di circa 3 ettari, in una foresta di conifere e latifoglie.

Al suo interno trovano posto un gran numero di sculture di varia grandezza ritraenti animali mitologici, ma anche edifici che riprendono il mondo classico e/o annullano le regole prospettiche o estetiche, allo scopo di confondere il visitatore.

Le sculture sono state realizzate in basalto, materiale disponibile in quantità massicce in loco; molte attrazioni sono contrassegnate da iscrizioni enigmatiche e misteriose, sopravvissute purtroppo in piccola parte.

Tuttavia è bene notare che l'attuale disposizione delle attrazioni nel Parco non è, salvo alcuni casi documentati, quello originario, ma risale alla seconda metà del XX secolo, quando la famiglia Bettini lo rilevò e lo rimise in uso.

Bosco ScaroNon si conosce l'originario scopo con cui il parco è stato costruito: nel corso del tempo sono state formulate numerose ipotesi che vedrebbero il luogo come un "percorso iniziatico". Di certo Vicino Orsini volle semplicemente dotarsi di un luogo incantato per il piacere altrui o personale.

La visita al parco ci ha condotto in un particolarissimo percorso altalenante tra mitologia e mistero. Consigliamo una visita! 

 

 

Strutture che abbiamo visitato e recensito a Santa Severa e Civita di Bagnoregio:

Natura e Cavallo, Santa Severa (RM)

Ristorante Natura e Cavallo, Santa Severa (RM)

Ristorante \"Il pozzo dei desideri\", Civita di Bagnoregio (VT)